Ascoltate!

Leggiamo Mc 4,1-9. La parabola del seminatore, la prima delle tre che Mc riferisce, è seguita da quattro miracoli che costituiscono l’ossatura dei capitoli 4-5.

1. Il quadro. «1Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. 2Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento…» (Mc 4,1-2).
Come luogo privilegiato della predicazione Gesù sceglie la riva sinistra del lago do Tiberiade: «lungo il mare» dove ci sono zone pianeggianti. – «una folla enorme». Sappiamo che intorno a Gesù si raduna la folla; in questo caso essa è eccezionale. – la «barca» gli serve ovviamente da pulpito, pratico e poetico, «Insegnava loro molte con parabole»; ne segue che la presente e le altre due che si hanno dopo in questo capitolo, sono solo l’assaggio che ci è stato tramandato. – «con parabole». Qui «parabola» non è il semplice parlare simbolico (cf 3,23), ma un genere letterario. In concreto, il parabolista partendo dalle realtà quotidiane più manifeste – qui; seminatore-seme – formula la prima parte di una comparazione sviluppata – l’ampiezza varia – con la quale presenta una realtà del Regno che è fuori dell’esperienza e in sé misteriosa.

2. La sorte del seme seminato. «3Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare.4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto» (Mc 4,3-7).
«Ascoltate». Importante è questo comando iniziale perché dice che quanto segue, anche se sembra solo narrativo, in realtà li tocca personalmente. Non per niente il brano termina con: «ascolti». L’ascolto della Parola di Dio deve essere sempre accompagnata dall’applicazione.
Nel primo caso il seme «cadde lungo la strada», che fiancheggiava il campo, e non ha avuto vita: – cadde «su terreno sassoso» ed ebbe vita effimera; – cadde «tra i rovi» che gli impedirono di prendere aria e sole, per cui seccò. Quindi, il seme ha cercato di attecchire; ma è fallito o appena toccato il suolo; o ha sopravvissuto per un tempo più o meno breve, o per motivi diversi.

3, Il seme sul terreno buono. «8Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». 9E diceva: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!”» (Mc 4,8-9).
Nel quarto caso la sorte del seme diventa positiva, «Altre parti», cioè altri chicchi della manciata di seme che è stata gettata, «caddero sul terreno buono e diedero frutto». Il seme è sempre buono e produttivo; questa volta trova il terreno buono, cioè l’individuo che, come Maria, «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). – « il trenta, il sessanta, il cento per uno»». Isacco seminò e raccolse il cento per uno (Gen 26,12). Siamo di fronte all’enfasi orientale. I vari esperimenti agricoli fatti nel secolo scorso portano a ritenere che il rendimento abitualmente si aggira intorno al cinque per cento, ma in certi casi raggiunge anche il tredici. Nel mondo spirituale quell’enfasi vuole dire la straordinaria vitalità di quel seme.
Con quei tre rendimenti si riempiono i vuoti dei tre casi precedenti senza frutto. La Parola è veramente viva e vivificante, che rende oltre ogni desiderio e immaginazione. Il Seminatore, Gesù, ha voluto incoraggiare anche sé stesso e così continuare il suo impegno missionario.
«Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Cioè: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,28).

4. Il nucleo centrale della parabola. Gesù ci ha presentato egregiamente la prima parte della parabola: un racconto che parte dall’esperienza di tutti per presentare con quella le cose soprannaturali. Ma, nella nostra parabola dove sono tali cose? La risposta è questa: Gesù non le indica espressamente. Occorre cercale. Dove? Su quanto Marco ci ha detto fin qui. Fermiamo l’attenzione su due elementi. Primo. La persona di Gesù, quale viene presentata nel primo versetto del suo scritto: «Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1). Secondo. Il contenuto sunteggiato nella frase programmatica: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (2,15). Il Divin Seminatore semina la parola del Regno, Questa attecchisce o no a secondo delle disposizioni degli uditori. Anche se parte va perduto, il seme trova sempre anche il terreno buono.

5. La rivelazione speciale ai discepoli. «10Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. 11Ed egli diceva loro: “A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, 12affinché / guardino, sì, ma non vedano, / ascoltino, sì, ma non comprendano, / perché non si convertano e venga loro perdonato» (Mc 4,10-12).
I discepoli chiedono a Gesù «sulle parabole», non direttamente quella che abbiamo letta. La risposta riguarda la situazione storica, con coloro «che sono fuori», cioè per i non appartenenti alla cerchia dei discepoli, ai quali non si fanno conoscere i misteri di Dio per motivi prudenziali. Ciò vale lungo la vita terrena di Gesù. Ai discepoli, invece, «è stato dato il mistero del regno di Dio» cioè nella sua pienezza.

Conclusione. La parabola è particolarmente esigente nel nostro impegno spirituale. Ci dice che l’effetto della Parola dipende dall’ascoltatore: impegno nell’accoglierla, perseveranza nel praticarla.

P. Giuseppe Crocetti sss