La Parola, accoglierla e trasmetterla

Leggiamo Mc 4,21-25. Abbiamo un linguaggio figurato mediante quello dell’immagine e quello della lampada. Erano modi ricercati di esprimersi. A noi, però, si presentano piuttosto oscuri e slegati fra di loro.

1. L’immagine della lampada. «21Diceva loro: “Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? 22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!”» (Mc 4,21-23).
L’immagine della lampada presenta il nascosto che dovrà essere rivelato. – «Diceva loro». Gesù continua a rivolgersi direttamente ai suoi discepoli, i Dodici. Quasi abbozzando una parabola, Gesù fa due domande in vista del messaggio che sta per comunicare, due meshalim.
« Viene forse la lampada…?». Frase sorprendente! E’ da intendere: viene forse portata la lampada…? o forse: viene forse Gesù: « Veniva nel mondo la luce vera» (Gv 1,9)?, egli che si è dichiarato: «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12)? E’ certo questo il significato vero; ma qui viene presentato provvisoriamente solo come immagine. E’ meglio, quindi, intendere la frase così come essa suona, aspettando quel che segue per vederne la reale portata. – «sotto il moggio o sotto il letto», cioè in posti inappropriati. La lampada accesa non viene messa sotto il moggio, un recipiente per misurare gli aridi, che la renderebbe inutile e neppure sotto il letto che non farebbe passare la luce nell’ambiente . Sia in un caso che nell’altro luce della lampada rimarrebbe soffocata. Si mette, invece, sul candelabro, un piccolo rialzo che permette la diffusione della luce nell’ambiente. Insomma, una cosa deve essere messa nel posto che le compete.
Gesù passando all’applicazione del precedente mashal sul “Viene la lampada” ne chiarisce la portata: «non vi è infatti nulla di segreto… ». Cioè le cose che io, Gesù, sto dicendo a voi in quanto miei discepoli non devono rimanere solo vostre, segrete per sempre. Al contrario, devono essere manifestate, messe in piena luce di tutti. «nulla di nascosto che non debba essere messo in luce».
Marco presenta quindi due tempi: quello dei discepoli di Gesù durante il ministero pubblico e quello che parte dalla morte di Gesù e attraversa i millenni . Il primo è il tempo del ricevere il messaggio e la persona del Maestro; il secondo è quello del comunicarlo. Marco racconta che Gesù scelse i Dodici «per mandarli a predicare» (3,14), ma ciò fu un anticipo che si realizza pienamente dopo la sua morte e risurrezione quando la loro predicazione avrà un ambito mondiale: «È necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni» (13,10); «dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero» (14,9); «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (16,15).
«Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Già presente in 4,9 la frase vuole sottolineare l’impegno di ognuno per comprendere. ricordare e praticare quanto egli ha detto.

2. L’immagine della misura. «24Diceva loro: “Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. 25Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”» (Mc 4,24-25).
Questa immagine, molto diversa dalla precedente, in realtà la continua sottolineando il dovere dell’ascolto del messaggio che vi viene rivolto: «Fate attenzione a quello che ascoltate», in vista sia della memorizzazione come anche della sua assimilazione vitale: «La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Mt 12,34). La parola di Gesù deve essere accolta e resa norma della propria vita quotidiana.- «con la quale misurate sarà misurato a voi» da Dio: poca disponibilità, poca ricezione. In più la buona ricezione e le disposizioni morali aprono le porte per la ricezione ulteriore: «a chi ha, sarà dato». In situazione opposta, si perde man mano quello che uno aveva: «sarà tolto anche quello che ha».

Conclusione. Facciamoci illuminare dalla Parola; trasmettiamo ad altri quella luce di vita che la Parola ha realizzato in noi. «Contemplari et contemplata aliis tradere» (San Tommaso, Summa theologiae, II II, q. 188, a. 6): assimilare la verità contemplata nell’ascolto e trasmetterla agli altri.

P. Giuseppe Crocetti sss