Leggiamo Mc 6,30-44. Il miracolo della moltiplicazione dei pani è l’unico che viene raccontato ben sei volte nel Nuovo Testamento: due in Mt e due in Mc, una volta in Lc e una in Gv. Ciò già dice l’enorme importanza che la tradizione apostolica ha attribuito all’evento e al suo messaggio.

1. Gli Apostoli tornano e riferiscono a Gesù. « 30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare» (Mc 6,30-31).
«Gli apostoli». Solo qui Mc usa la dicitura hòi apóstoloi, gli “inviati”. Egli usa di frequente «i Dodici» col rimando a quel gruppo di individui che Gesù si scelse perché stessero con lui e per mandarli a predicare (6,6b-13) – «si riunirono» attorno a Gesù», immaginiamo «con gioia» come si dice nel caso dei 70 inviati (Lc 10,17). – «gli riferirono», come era loro dovere in quanto inviati come si ha solo in Lc 17,10, quanto avevano «fatto e insegnato». Gli raccontano proprio tutto (pánta ósa). – Solo Mc riferisce le attenzioni premurose di Gesù verso gli Apostoli, quale l’ invito: «Venite in disparte», per riposarvi, per sottrarvi – sia voi che io – alla tanta gente che viene. Mancava ad essi anche il tempo per mangiare. informazione che si ha solo in Mc(6,31e 3,20.

2. Gesù porta i suoi in un luogo solitario. « 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (Mc 32-34).

«Verso un luogo deserto, in disparte»: Mc sottolinea con forza lo stare soli con Gesù separandosi per un po’ dalla folla. Dopo un intenso apostolato è sempre bene prendersi un po’ di riposo contemplativo per gustare la presenza di Gesù. – «ne ebbe compassione», il verbo richiama il sostantivo splánchna, le viscere materne – e in questo caso – di Gesù! Gesù sente un vivissimo dolore per il fatto che «non hanno pastore»; cioè sono privi di insegnamento e per questo «si mise a insegnare loro molte cose». Si comporta da pastore messianico: « Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore».(Ez 34,23; cf 37,24).

3. Gesù moltiplica i pani e i pesci. «35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; 36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». 37Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti» (Mc 6,35-41).

«E’ deserto» il luogo, ma non lontano dai casolari e villaggi, «dove possono comprarsi da mangiare». Il miracolo, quindi, non è un intervento di impellente necessità, ma un dono spontaneo che nasce dal cuore sensibile di Gesù. – «Voi stessi date loro da mangiare». La frase di Gesù vuole essere una provocazione che farà rilevare la grandiosità del miracolo che egli sta per compiere ed anche vuole essere un invito a condividere il pane con gli affamati. – «, a gruppi, sull’erba verde». quasi da formare delle aiuole (prasiái); siamo quindi nel tempo di Pasqua: indicazione generica, ma preziosa! Gv 6,4 informa: «Era vicina la Pasqua», la seconda del ministero di Gesù. -recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro» .Il parallelo con quanto Gesù fa istituendo l’Eucaristia è voluto e manifesto: «prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro» (Mc 14,22). Nel raccontare il miracolo, tutti gli evangelisti fanno rimando, in un continuo crescendo che parte – il posto più basso! – da Mc e sale in Mt e Lc per raggiungere il massimo in Gv. Tutti e quattro affermano che il pane eucaristico richiede la condivisione del pane quotidiano. – «e divise i due pesci fra tutti». Questo “companatico” non viene messo in risalto perché estraneo alla simbologia che rimanda alla celebrazione eucaristica.

4. Le folle portano a casa i pani e i pesci avanzati. «42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini» (Mc 6,42-44).

Sia il tanto pane avanzato sia le tante persone saziate stanno a sottolineare la grandiosità del miracolo.

Conclusione. Accogliamo il caloroso invito liturgico alla mensa eucaristica: «Venite, mangiate il mio pane, / bevete il vino che io ho preparato». (Pr 7,5). Pratichiamo l’opera della misericordia anche in casi estremi: «Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, / se ha sete, dagli acqua da bere» (Pr 25, 21).

P. Giuseppe Crocetti sss