Leggiamo Mc 8,1-10. In Mc 6,30-44 si è avuto già un racconto tanto somigliante al nostro da creare varie difficoltà di ordine storico, di tradizione, di redazione. Ecco quanto pensiamo dire qui.

a. Le somiglianze. Portano a un unico miracolo storico raccontato due volte. Nei due racconti, infatti, si hanno la compassione per la folla, il dialogo con i discepoli, l’ordine di sedersi, la preghiera, il pasto dei pani e dei pesci, i molti avanzi, le molte persone sfamate. e altro.

b. Le differenze. Riguardano i dettagli, soprattutto di ordine numerico, quali il numero dei pani, dei pesci, delle ceste. Di una certa consistenza è che, nel secondo racconto, l’iniziativa di sfamare viene da Gesù e non dai discepoli come nella prima

Il rapporto tra pane miracoloso e pane eucaristico – che avrà lo sviluppo massimo in Gv c. 6 – doveva essere già presente in questa seconda fase come lo attestano tradizioni diverse e concordi.

c. In Marco sono due. Dobbiamo dire che Marco raccoglie le due tradizioni già venerabili, le ritocca leggermente e le presenta come racconti di due miracoli. Ecco i rimproveri che egli mette in bocca a Gesù: «E non vi ricordate, 19quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici» [1° miracolo] 20«E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette [2° miracolo» (8,18b-20). Marco ha un motivo particolare per accogliere la tradizione dei due miracoli! – Passiamo ora alla lettura del brano rilevando alcune peculiarità del nostro racconto.


1. E’ Gesù che prende l’iniziativa. «1In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: 2«Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. 3Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». 4Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?» (Mc 8,1-4).

«Di nuovo molta folla», formata però da gente della Decapoli: Gesù «venne… in pieno territorio della Decàpoli» (7,31) prevalentemente pagano. Questo nuovo uditorio fa assumere un orientamento nuovo al miracolo. – «chiamò i discepoli» per informarli del suo stato d’animo verso tanta gente che si trova «in un deserto» (8,6) e non vicino a luoghi abitati e su erba verde (come in 6,36.39). I discepoli replicano: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?» Oltre che passivi, i discepoli rimangono scettici sulla possibilità di risolvere la difficoltà.

2. Chiede la collaborazione dei Dodici. 5Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». 6Ordinò alla folla di sedersi per terra» (Mc 8,5)

Gesù comanda e ordina. Nella preparazione del miracolo egli agisce da solo. Ne compimento del miracolo, come vedremo, coinvolgerà direttamente i Dodici e solo loro. Nel tempo della Chiesa saranno essi i celebranti e distributori del pane eucaristico.

3. Moltiplica i pani e i pesci, «Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. 7Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.

Badiamo a questa sequenza: «Prese…, rese grazie, li spezzò… li dava ai suoi discepoli… perché li distribuissero». Il rimando all’istituzione eucaristica nel Cenacolo (Mc 15,22-.25) è ben manifesta. – «ed essi li distribuirono alla folla», la distribuzione viene sottolineata con la successiva ripresa : «alla folla» e si tratta di futuri ex-pagani diventati cristiani nel tempo della Chiesa. – In ben altro modo Gesù si comporta con i pesci: «7Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli». Tutto qui è in tono dimesso: «pochi pesciolini», sono pochi (olígoi) e piccoli (ichtýdion); vengono moltiplicati e – genericamente – fatti distribuire; su di essi Gesù non fa alcun gesto. I pochi pesciolini sono ricordati solo perché furono parte del miracolo storico; si bada bene però di tenerli ben distinti e separati dal pane eucaristico, dal collegarli da quanto accompagnerà l’istituzione dell’Eucaristia nel cenacolo .

4. Portano a casa i pezzi avanzati. «8Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. 9Erano circa quattromila. E li congedò. 10Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà» (Mc 8,8-10). Questa zona è sconosciuta.

Gli abbondanti avanzi stanno a dimostrare la grandiosità del miracolo: si raccolgono sette sporte invece di dodici come in 6,43; le persone sfamate sono circa 4.000 invce di 5.000 come in 6,44.

5. Il messaggio dei due racconti del miracolo. Tutti e due i racconti attestano – rispettivamente – che il cibo eucaristico è dato da Cristo a cristiani ex-ebrei e a cristiani ex-pagani con uguale generosità e amore; inoltre, tale Pane abbatte «il muro di separazione che li divideva» (Eb 2,14).

Conclusione. La partecipazione alla mensa eucaristica ci chiede in modo particolare di avere «a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,3) particolarmente in ambito familiare, parrocchiale e verso tutti.

P. Giuseppe Crocetti sss