Leggiamo Mc 9,14-29. Il racconto, nonostante alcune incongruenze, lascia netta l’impressione che provenga da testimoni presenti al fatto, tanto è abbondante nei motivi e nei dettagli.

1. Gesù e i tre apostoli rientrano nel gruppo. «14E arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. 15E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo» (Mc 9,14-15).
Dopo la sua Trasfigurazione Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni scendono dal monte e si riuniscono agli altri discepoli. Trovano che molta folla si è riunita intorno ai rimasti, in ragione della loro appartenenza ai Dodici. Gli scribi – è facile pensarlo – li stavano contestando. La folla, invece, «fu presa da meraviglia» (ekthambéuômai). Il verbo greco indica stupore e paura quale quello che ebbero le donne vedendo l’angelo nel sepolcro di Gesù (16,5; tradotto con: ebbero paura). Nel nostro caso lo stupore reverenziale viene dal fatto di essere alla presenza del grande esorcista Gesù, senza che ciò togliesse loro la fiducia: «corse a salutarlo». Da questo momento è Gesù che domina totalmente il racconto e che ne determina i momenti. Gli scribi scompaiono.

2. Primo dialogo. 16Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?» 17E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. 18Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». 19Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». 20E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando» (Mc 9,16-20).

Gesù vuole entrare nella loro discussione. Interviene un padre con un figlio che «ha uno spirito muto. Da quanto segue risulta chiaro che non si tratta di semplice «spirito muto» – ancora in 9,25 – perché il ragazzo «schiuma, digrigna i denti, si irrigidisce» – ha convulsioni di epilessia -, «e i tuoi discepoli non sono riusciti a scacciarlo». Avevano già ricevuto «potere sugli spiriti impuri» lo avevano esercitato, «scacciavano molti demòni» (6,13), ma questa volta non riescono .- «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi?». Questo forte rimprovero Gesù non lo rivolge di certo al padre che gli ha portato il figlio malato, né ai Dodici e neppure alle folle presenti che lo hanno accolto con rispetto. Viene da pensare che l’ha indirizzato alla «generazione incredula» contemporanea con la quale Gesù convive: «sarò con voi?». – «Portatelo da me». E anche alla presenza di Gesù si ripeterono le convulsioni epilettiche.

3. Secondo dialogo. «21Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; 22anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». 23Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». 24Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!» (Mc 9,21-24).

Gesù si fa raccontare l’andamento della malattia e così fa crescere nel padre la confidenza e le disposizioni spirituali per quanto sta per compiere. – «Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci», intervieni alla mia sofferenza paterna e a quella di tutti i familiari, «di noi». – «“Se tu puoi!” Tutto è possibile per chi crede». Gesù riprende la frase del padre: “se tu puoi” e la spiega con «tutto è possibile per chi crede» (cf Mt 17,20). – : «Credo; aiuta la mia incredulità!». La fede, purtroppo, si accompagna a un po’ di miscredenza! Soprattutto Mt ci qualifica come oligópistoi, persone di poca fede (Mt 6,30; 8,26; 14,31; 16,8; cf 17,20; Lc 12,28)

4. L’esorcismo: Io ti ordino: esci. «25Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». 26Gridando e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». 27Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi» (Mc 9,25-27).

Allo spirito «muto», che qui è anche «sordo», Gesù, agendo con la forza che gli è propria, afferma: «io (egô) ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Con pari gentilezza, «lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi». 
 5. L’insegnamento in casa. «28Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». 29Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera» (Mc 9,28-29).
«Entrato in una casa», ambientazione frequente (7,17; 10,10), sta a indicare che Gesù dà un’informazione importante per la Chiesa. Nel nostro caso è la risposta alla domanda dei discepoli sulla non riuscita del loro esorcismo sul ragazzo. – «Questa specie di demòni». Cioè questa categoria (génos) di demoni, particolarmente resistente , non si vince con la forza dell’esorcismo, ma con la forza della fede: «Tutto è possibile per chi crede» (9,23). Nella chiesa nascente, la forza della preghiera richiama addirittura in vita anche una persona morta: «Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto al corpo [esanime], disse: «Tabità, àlzati!» (At 9,40).

Conclusione. Sentiamoci persone “di poca fede” (oligópistoi). Percorriamo in continuazione il cammino della fede tracciato d Paolo: «La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rom 10,17). Quindi, ascolto e Vangelo; Vangelo e ascolto!


P. Giuseppe Crocetti sss