Desideriamo tutti dire un grandissimo grazie a Don Gianluca e a Don Lorenzo per l’interessante viaggio di istruzione del 2 dicembre che hanno organizzato con ogni cura e in ogni dettaglio per noi studenti della Scuola di Formazione Teologica, continuando la tradizione inaugurata già l’anno scorso.

 

Quest’anno la meta del viaggio è stata Ravenna, in particolare la Scuola di Formazione Teologica locale e i tesori dell’arte custoditi in questa città. Già il titolo del libretto guida che ci hanno preparato è emblematico e significativo della scelta della scuola “Ravenna: la Chiesa in mosaico”, in linea con il taglio ecclesiologico che caratterizza il piano di studi di questo anno accademico.

 

 

Il mosaico acquista il suo splendore da ogni singola tessera, che l’artista lavora con pazienza e maestria; se anche poche piccole tessere si deteriorassero o fossero asportate, ne risulterebbe compromessa la bellezza dell’insieme. E’ facile comprendere allora come il mosaico è la composizione artistica che più richiama la natura stessa della Chiesa, formata dalle chiese locali tutte diverse e connotate da doni e tratti particolari, che come tasselli lavorati dallo Spirito Santo compongono la Chiesa universale, in una stupendo insieme che assume un significato superiore e unitario.

 

Appena arrivati abbiamo conosciuto da vicino la tessera più preziosa del mosaico, rappresentata dalla Chiesa locale. Ci ha accolto prima Simona Scala, direttrice della scuola di formazione teologica “San Pier Crisologo”, e poi abbiamo avuto il piacere di ascoltare l’arcivescovo mons. Lorenzo Ghizzoni. Li abbiamo incontrati non solo in veste di studenti della scuola di formazione teologica di San Benedetto, ma anche come rappresentanti della nostra diocesi. Come ha detto Don Lorenzo nell’omelia celebrata nel duomo intorno a mezzogiorno “c’è stato l’incontro di chiese sorelle che si abbracciano”.

 

Ci rendiamo conto allora di aver accolto l’invito costante di Papa Francesco a uscire dal nostri confini abituali per andare incontro al mondo. E siamo certi che questo viaggio e questo incontro di due chiese sarà motivo di crescita non solo per noi personalmente, per la nostra scuola e la nostra diocesi, ma anche per la scuola di formazione teologica ravennate e l’arcidiocesi di Ravenna. Da parte nostra abbiamo registrato il forte impegno della scuola ravennate alla formazione permanente orientata in particolare ai laici che svolgono ministeri in parrocchia o ai laici cui è affidata la responsabilità della gran parte degli uffici pastorali della diocesi. La scuola di formazione ravennate e l’arcidiocesi di Ravenna dal canto loro hanno sicuramente ricevuto da noi l’impulso a interagire con chiese locali extraregionali ed eventualmente a dare vita a nuove forme di collaborazione anche a livello nazionale.

 

 

Il pomeriggio è stato un’esperienza unica, guidati dal prof. Giovanni Gardini, docente di iconografia e archeologia cristiana, e rapiti dalla sua voce entusiasta. Il Prof. Gardini ha veramente nutrito la nostra mente e il nostro cuore nell’itinerario che va dal battistero neoniano vicino al duomo, alla chiesa di S. Vitale per concludersi al mausoleo di Galla Placidia, un percorso che ricalca l’itinerario dell’iniziazione alla vita cristiana che va dal battesimo all’eucarestia e confluisce poi nella vita eterna.

 

A Ravenna l’arte non aveva semplicemente una finalità descrittiva. L’arte era interpretazione della scrittura e potente mezzo di espressione del pensiero teologico – allora in contrapposizione con l’eresia ariana dilagante in città -. Esaltava poi in modo straordinario l’azione liturgica. Un esempio su tutti. Il catecumeno che si immergeva nel largo fonte battesimale vedeva riflessa nell’acqua l’immagine dei dodici apostoli e del battesimo di Gesù trovandosi nel mezzo della chiesa celeste e della chiesa terrena.

 

Il Prof. Gardini ci ha evocato l’idea che oggi come allora la teologia per il tramite dell’arte ha la capacità straordinaria di essere performativa della cultura. La teologia non è fine a se stessa, ma quando è veicolata dall’arte può raggiungere il mondo e trasmettere un messaggio incisivo e imprimere un cambiamento nelle coscienze. L’immagine e la forma hanno un impatto immediato sulla nostra vista, la nostra mente e il nostro cuore.

 

 


L’arte è anche una forma straordinaria di evangelizzazione, è la via della bellezza delineata da Evangelii Gaudium 167: “… si rende necessario che la formazione nella via pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede”.

 

Cresce in noi allora il desiderio e il coraggio di sperimentare e di trovare quei nuovi segni e quei nuovi simboli per la trasmissione della Parola che auspica EG 167. Proprio la liturgia potrebbe essere, come lo è stato allora, il contesto per inserire nuovi segni e nuovi simboli, per far sprigionare loro la loro forza espressiva.

 

Lo abbiamo capito alla fine di questa giornata di viaggio. Dobbiamo ritornare al laboratorio, alla ricerca e alla creatività. Lo Spirito Santo ci ispirerà e ci indicherà strade nuove di comunicazione.

 

Gli alunni del secondo anno